El blog de X. Pikaza

Schillebeeckx en L'Osservatore Romano

En contra de lo que algunos han dicho en mi blog (y de lo que muchos han deseado), E. Schillebeeckx sigue siendo un teólogo "vivo" y muy influyente pare el Vaticano. Así lo muestra esta reseña, publicada por Franco Giulio Brambilla, uno de los teólogos más significativos del "stablishment" romano, de una línea abierta al diálogo con la modernidad, aunque cercano al pensamiento de J. Ratzinger, que le ha nombrado obispo auxiliar de Milán y le ha confiado tareas de apertura cultural, desde la perspectiva ya clásica de la Universidad Católica de Milán (de cuya Facultad de Teología sigue siendo "presidente", en una línea que es tan montiniana como ratzingeriana). Es evidente que los aires eclesiásticos de Milán no son exactamente los de Roma, aunque Roma necesita que "Milán le eche una mano" como en este caso, para mantener la memoria de Schillebeeckx dentro de la Teología de la Iglesia, aunque con algunas reservas, a pesar de todas las "condenas" anteriores. (cf.http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html)

La noticia me la ha enviado y comentado M. Ofilada, "observador teológico" de Filipinas (antes de que yo hubiera tenido tiempo para ver el Periódico del Papa), con el siguiente comentario:

"Que esto aparezca en L'osservatore Romano es muy llamativo. Es posible que haya intervenido el papa Ratzinger para que le hagan esta conmemoración, pues no se puede negar lo valioso de su pensamiento para la iglesia del siglo XX. Que conste que no estoy del todo convencido del "primer" y "segundo" Schillebeeckx. Pienso que hay 4 etapas:

a) la de la sacramentologia,
b) la de los sondeos teologicos de los '60,
c) la de los dos primeros tomos de la cristologia hasta el libro sobre los ministerios y
d) la del libro de 1989 sobre la iglesia.

Sin embargo, el ensayo que sigue es muy equilibrado y muy bien pensado. Saludos, Macario"

Así me escribe M. Ofilada, uno de los mejores conocedores de la teología católica del siglo XX, desde una perspectiva muy dominicana y muy carmelitana (menos rahneriana).
He querido "colgar" aquí el trabajo de Mons. Brambilla, uno de los teólogos del Papa Benedicto XVI, del que yo mismo he saludado con gozo la traducción de alguna de sus obras al castellano. Su juicio coincide en el fondo con el que yo presentaba ayer, diciendo que Schillebeeckx había ido "per vias caprarum"... Pero, en contra de Brambilla, yo pienso que la teología de Schillebeecks sigue abierta y debe ser aún asumida y recreada por el conjunto de la iglesia, en contra de lo que algunos han propuesto en este blog, mandándole a las "tinieblas exteriores".

Schillebeeckx no ha terminado en el silencio (a partir de 1989) por no tener ya nada que decir, sino por haber dicho lo importante, por haber abierto caminos, en un siglo XX que no ha sido un "sigle breve" (de pura transición de una Edad Media eclesial a otra Edad Media), sino un siglo de retorno fuerte al evangelio. Schillebeeckx cumplió su función de abrir caminos y guardó silencio, como Santo Tomás, después de haber escrito lo más importante. Quien quiera dar la espalda a los caminos que él y otros han abierto corren, a mi juicio, el riesgo de olvidar que el evangelio es Palabra de Dios para nuestro tiempo.
Schillebeeckx lleva en sí más luz que gran parte de los teólogos al uso del momento actual, que siguen "per vias vacharum", por caminos que terminan convirtiéndose en "círculos viciosos". Los antiguos ya sabían que sólo se puede conservar lo que se cambia.

Sigue el trabajo de Bambilla, lo dejo en italiano (que supongo no causará gran dificultad a muchos de vosotros), aunque es muy posible que el próximo domingo podáis ver la traducción castellana en la edición semanal de L'Osservatore Romano que promete La Razón de Madrid (que presentará cada semana el Periódico del Papa, compitiendo así con el ABC, que incluye, desde hace tiemmpo, el "Semanario" de Rouco (Alfa y Omega), del que muchos dicen que es más papista que el papa.Buen día a todos. Xabier.

In morte di Edward Una teologia tramontata
con il «secolo breve»

di Franco Giulio Brambilla
Vescovo titolare di Tullia
Ausiliare di Milano

e preside della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale

Edward Schillebeeckx, il teologo olandese del Concilio e postconcilio, ci ha lasciato alla vigilia di Natale. Chi si sofferma a considerare le date della sua biografia umana e intellettuale resta colpito da una circostanza significativa. Il teologo domenicano nasce nel 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale, e scrive la sua ultima opera (Umanità, la storia di Dio) nel 1989. Dopo quell'anno la sua fatica conosce un lungo periodo di silenzio. Fino alla sua dipartita dal mondo. La sua parabola intellettuale si colloca dunque tra le due date che delimitano quello che è stato definito il "secolo breve" (Hobsbawn).

Il giovane teologo nasce ad Antwerpen. Dopo la scuola primaria a Kortenberg, un paesino tra Bruxelles e Leuven, compie gli studi umanistici a Turnhout dai gesuiti. La vocazione religiosa lo indirizza però dai domenicani per l'ispirazione tomista che proponeva un'armonia tra religioso e umano-mondano, nel noviziato in Gent dove si insegnava filosofia con grande attenzione per la teologia. La sua formazione teologica avviene a Lovanio tra le due guerre mondiali, tra fermenti di novità sul fronte culturale e timidi accenni di apertura nella Chiesa. Questi momenti di sotterranea ricerca che fanno capo alla fenomenologia, all'esistenzialismo e al personalismo trovano sbocco nel confronto appassionato della cultura francese con l'engagement nel mondo, facendo da sfondo ideologico ai nuovi movimenti democratici dell'immediato dopoguerra.

La specializzazione a Parigi (1945) influenzerà profondamente la sua mentalità teologica. L'inizio dell'insegnamento allo Studio teologico domenicano a Lovanio (1946-1956) è solo un momento di apprendistato di una prospettiva teologica che farà di Schillebeeckx un teologo molto ascoltato e ancor più letto, per la sua maggiore accessibilità rispetto alla tormentata lingua di Rahner. Inoltre, il docente domenicano poteva vantare un'approfondita conoscenza della scolastica, in particolare di san Tommaso, non solo per tradizione, ma per la lettura geniale che aveva coltivato durante il suo dottorato di ricerca presso lo studio teologico di Le Saulchoir, nella scia di Chenu. Una lettura che cercava intensamente di coniugare senso storico e intento teorico o, come si diceva allora, teologia positiva e teologia speculativa. La rivisitazione della tradizione si presentava non solo provocata, come nei francesi, da un ricupero delle fonti con il programma di ressourcement, ma motivata da un tratto speculativo più forte, radicato nella fenomenologia ontologica del maestro Dominicus Maria de Petter. Egli cercherà di accreditarlo come l'omologo di Joseph Maréchal, a sua volta ispiratore della "svolta antropologica" di Karl Rahner.

L'opera di Schillebeeckx trovò ascolto presso l'episcopato olandese per l'abilità delle formule della sua produzione teologica prima del Concilio e durante la stessa assise vaticana. In questo periodo fece studi approfonditi sulla tematica sacramentaria, confluiti nella dissertazione De sacramentele heilseconomie e nel fortunato testo Cristo, sacramento dell'incontro con Dio (1959).

Nel 1957 l'università di Nimega lo chiama all'insegnamento di teologia dogmatica, nel momento di trapasso della Chiesa olandese. Nel crogiolo incandescente dell'Olanda del postconcilio, Schillebeeckx fu un testimone privilegiato del travaglio con cui la Chiesa cattolica voleva ricuperare la distanza accumulata rispetto al mondo moderno. Al di là del giudizio di merito circa il risultato, si trattava di una distanza che sottoponeva la fede a un'obiettiva insignificanza. Schillebeeckx ha accompagnato con la forza della riflessione e la competenza della ricca conoscenza della tradizione gli impulsi e le intemperanze di quel popolo, dove ognuno si sente homo theologicus, che non perde mai l'occasione di parlare della religione e della fede. Il teologo fiammingo si è sentito prestato all'Olanda cattolica e ha inteso dare un contributo critico alle trasformazioni operatesi nella Chiesa olandese, divenuta capofila di un avventuroso progressismo.

L'approdo in Olanda segna una svolta non solo nella vita, ma anche nella teologia del domenicano. Il cambiamento ha un periodo di incubazione che risale ai primi anni del suo magistero a Nimega (1957-1966). Da quel momento la sua riflessione diventa una teologia militante. Il "primo" Schillebeeckx assume la veste di mediatore critico, dinanzi ai nuovi fermenti della Chiesa olandese, che fino a quel momento aveva avuto tratti tradizionalisti. Tutto riceve un'improvvisa accelerazione con la preparazione immediata e la celebrazione del Concilio. Basterà ricordare i suoi interventi degli anni Sessanta sulla cristologia, la presenza eucaristica e il celibato ecclesiastico, ma più ancora il serrato dibattito con la stagione della secolarizzazione e della cosiddetta teologia della morte di Dio. Sullo sfondo la sua teologia della Rivelazione, che forse ha influito per la sua maggiore flessibilità più di ogni altra sull'elaborazione del Concilio.

Solo con il viaggio in America del 1966-1967, il teologo domenicano, per sua esplicita ammissione, non solo diviene l'interlocutore delle nuove istanze culturali e sociali, ma si getta nell'arena della battaglia del rinnovamento ecclesiale. È a partire da queste circostanze che si parla di un "secondo" Schillebeeckx (1966-1989), sovresposto alle luci della ribalta e più difficile da tratteggiarne la figura. Intorno agli anni Settanta Schillebeeckx sembra cavalcare un più accentuato rinnovamento. Si pensi alla questione della cristologia - alla quale ha dedicato due voluminose opere - che ha dato origine a un vero e proprio caso, su cui è intervenuta ripetutamente la Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma soprattutto si rammentino i suoi volumi degli anni Ottanta sul ministero ecclesiale, assai problematici sotto il profilo degli esiti pratico-pastorali, che hanno di nuovo richiesto l'intervento della stessa congregazione.
Infatti, il discusso saggio Gesù, la storia di un vivente (1974), che resta il suo capolavoro, intendeva essere una risposta di alto profilo al pamphlet pubblicato con molto rumore in Germania nel 1972 da Rudolf Augstein, direttore di "Der Spiegel", cioè alle obiezioni radicali mosse al centro stesso della fede cristiana da un editore molto potente. La sottovalutazione della risurrezione di Gesù, come esperienza di conversione, poneva però dubbi sulla sufficienza della sua ricostruzione storico-teologica.
Il giudizio sull'opera di Schillebeeckx - e del "secondo" in particolare - non può essere formulato solo confrontandosi con i singoli temi del dibattito teologico, ma risalendo alle fonti della sua teologia e all'impianto stesso della sua opera. Soprattutto non è possibile stabilire una cesura di comodo tra "primo" e "secondo" periodo del suo lavoro teologico tale da occultare i motivi di continuità e le strutture di pensiero ricorrenti della sua teologia.

Se è innegabile che la riflessione del teologo olandese accompagni con puntigliosa precisione i problemi e i temi dell'effervescente periodo postconciliare (l'ermeneutica, la teoria critica, la dimensione politica della fede, la cristologia e la soteriologia, i temi del ministero e della Chiesa, la questione del pluralismo religioso), altrettanto non si può nascondere l'impressione che la fine delle grandi ideologie sembri sottrarre forza propulsiva al suo pensiero. Così appare un segno non piccolo che il crollo del muro di Berlino (1989) coincida con la data di pubblicazione dell'ultima sua opera significativa. Nonostante che la pubblicistica si sia impegnata a lanciarla come una summa del suo itinerario teologico, essa appare piuttosto un canto del cigno, sia per forza di disegno che per profondità delle questioni trattate.
Più interessante forse è la presentazione dell'opera di Schillebeeckx come parabola della teologia del Novecento. Essa sembra condividerne il destino: come il secolo sembra terminare anzitempo, così sulla sua opera scende il silenzio in anticipo. La teologia di Schillebeeckx è testimonianza del Novecento come "secolo breve". Chi la percorre si immerge con passione nelle grandi questioni teologiche e non solo che hanno travagliato il secolo, nel trapasso dalla teologia neoscolastica (o "concettualista", come la definisce il teologo scomparso) passando per la teologia della Rivelazione fino alle "teologie del genitivo" (del futuro, della speranza, della liberazione e la teologia politica). Ma non si renderà giustizia al lavoro teologico del teologo domenicano se non si renderà conto della tensione epistemologica che l'attraversa.

Schillebeeckx è stato certamente un autore in movimento, ma non ha prodotto un pensiero eclettico. Nella sua stessa idea di teologia era presente il germe dell'attenzione alle cangianti figure del mutamento culturale. Col rischio di professare una visione intuizionista della verità, depotenziando la concettualità a mera mediazione culturale, e di dover sottoporre la verità della fede al cambiamento della sua mediazione storica. La fine delle "grandi narrazioni", però, sembra far crollare anche l'opera insonne del teologo olandese e forse spiega il suo cecidere manus. Così pare spegnersi - a differenza di altri autori che hanno avuto un successo postumo - anche l'interesse alla sua produzione. Essa cade nell'oblio. Restando tuttavia emblematica, non solo per quello che ha di caduco, ma anche per ciò che lascia in eredità ancora da pensare.


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Comentarios
  • Comentario por Roser Puig F 30.12.09 | 09:10

    Jordi Morrós, Gracias por rectificarme aclarando que Giulio Brambilla es obispo y no cardenal, como yo había dicho. Espero que, efectivamente, haya hecho el panegírico d Schillebeeckx por encargo de B16, de lo contrario dudo mucho que llegue a cardenal. Un saludo cordial

  • Comentario por MARCRISPA 30.12.09 | 05:40

    muchas veces para hacer teología (ciencia que trata de Dios...), pues no es necesario leerse los tratados (en italiano, latín, o griego) de los teólogos (progre o dogmáticos)... sino simple y llanamente, como lo decía el mismo Jesús y otros profetas: ocultas, Señor, estas cosas a los sabios y estudiosos, y se las manifiestas a los pequeñitos, a los que son considerados una nada del 'quemarse las pestañas'... Les habla Dios al corazón mismo... y llega a ocurrir entonces, que la teología de los pequeñitos es más poderosa y veraz que la de los de ciencia y título...
    Y, tienen los teólogos que abajarse al nivel y experiencia de los pequeñitos para entender cómo viene la mano (de la Historia de la Salvación)
    El hablar en lenguas, es un don menor, según s Pablo, el profetizar es mayor... pero nada vale más que el amor en acción... amor de verdad, que no mata otros amores, para satisfacer el propio... ¡ÉXISTOS EN 2010 PARA TOD@S EN EL BLOG!

  • Comentario por Chiquitina 29.12.09 | 22:06

    Puede mi itañol no esté a la altura del tema tratado, pero me han parecido indiscutiblemente mejores y más finos los comentario de Xabier sobre Schillebeeckx y su trabajo, que este del Osservatore Romano, que encuentro un poco amorfo.

    De todas maneras se agradece en lo que vale el comentario mesurado del obispo de Milán, y confío sirva para cerrar las lenguas demasiado sueltas de algun*s católico-tradicionalistas que se creen más list*s que nadie, y no ahorraron insultos ni condenas buscando desprestigiar a este gran teólogo del siglo XX que fue Schillebeeckx .

    Lo decía Jesús: De la abundancia del corazón habla la boca... hay que remocicar esos corazones, que sólo los limpios de corazon verán a Dios!


  • Comentario por Carmen Berton 29.12.09 | 21:26

    Gracias Justi,te deseo lo mismo y creo que mas no se puede pedir,tampoco menos,jajaja,pero lo que si espero es seguir teniendo la inquietud de crecer y aprender,aceptar mis errores y tratar de corregirlos,tratar ya es mucho, ojala pueda hacerlo realmente.Un abrazo .
    Para todo el blog FELIZ Y PROSPERO 2010!!!

  • Comentario por Carmen Berton 29.12.09 | 21:03

    justi,entiendo si,pero el italiano es mi segunda lengua la adopte al casarme ya que me pareció correcto que mis hijos tuvieran acceso a sus antepasados,a su riqueza cultural y como los hombres son cómodos si la madre no habla el idioma se pierde.Una mas para nosotras,jajaja,mi primer marido era italiano,quizás mi adecuación a su cultura y mi interés por conocer hacen que la negación de tantos a conocer otra cara de la religión me parezca un absurdo,evidentemente los asusta mucho,conste que la opción final es de cada uno nadie puede imponernos nada de lo que no estemos convencidos.Un saludo

  • Comentario por Jordi Morrós 29.12.09 | 20:56

    Es una gozada poder leer en este blog artículos del "Osservatore Romano", y para que luego digan que los progresistas tendemos a ser sectarios.

    Lo que dudo que leamos nunca aquí son artículos del semanario "Alfa y Omega", no os parece? Debe ser por aquello de que no hay nada más peligroso que algunos más papistas que el Papa de turno.

    Ah, por cierto el autor del artículo es obispo auxiliar de Milán, pero me parece que por lo tanto no es cardenal como ha dicho antes "Roser Puig F".

    Muchas gracias por la publicación y un abrazo para todos.

  • Comentario por justi-arcoiris 29.12.09 | 20:53

    sigue Justi)
    Carmen Berton !alucinada me tienes con el italiano ..ja...ja....yo solo se decir "Annus Horríbilis " ..ya sabes que lo dijo "La Reina Isabel de Inglaterra (un año que tuvo.....co...jo ... en castellano te diria una palabrota ...pero estoy haciendo "promesa para comenzar el año :sin un cigarro en la mano y sin una palabrota .
    Que termines el año al menos con salud y comiences de la misma forma ¿para qué pedir ni mas ni menos ?


  • Comentario por justi.arcoiris 29.12.09 | 20:45

    Roser ¿sabe más el zorro por viejo o por zorro ? yo diria que "los tópicos no siempre se cumplen al pie de la letra ..depende que vida haya tenido el zorro y los tiros que le hayan intentado dar ...todos los seres vivios adquirimos habilidades dependiendo "del medio donde nos tengamos que adaptar ...LO BUENO SERIA PODER SER "TODO TERRENO " ...para COMPRENDER MEJOR A TODOS "que no pertenecen a "nuestro nicho ..parar un momento ,solo un momento a lo largo del dia ...para poder enriquecer lo que "ahora dán en llamar INTELIGENCIA EMOCIONAL ..y que MI QUERIDA MADRE "llamaba sentido común ,bondad ,amor ....pero ahora tenemos que DAR A LOS CONCEPTOS ,TITULOS RINBOMBANTES ¿sabes por qué ? ...sencillamente porque hemos perdido EL VERDADERO CONTENIDO
    No se bién que me pasa hoy pero"tengo ganas cpomo de dar una "conferencia ...ja....ja....además la doy gratis
    Carmen Berton !alucinada me tienes con el italiano ..ja...ja....yo solo se decir "Annus Horríbilis " ..ya sabes que lo dijo "...

  • Comentario por mac 29.12.09 | 20:42

    Ivan tiene razón.

  • Comentario por Carmen Berton 29.12.09 | 19:10

    L'opera di Schillebeeckx trovò ascolto presso l'episcopato olandese per l'abilità delle formule della sua produzione teologica prima del Concilio e durante la stessa assise vaticana. In questo periodo fece studi approfonditi sulla tematica sacramentaria, confluiti nella dissertazione De sacramentele heilseconomie e nel fortunato testo Cristo, sacramento dell'incontro con Dio (1959).
    "La obra de Schillebeeckx fue escuchada por el episcopado Holandés por la habilidad de las formulas de su producción teológica antes del Concilio y durante este.En este periodo hizo estudios profundos sobre la temática sacramental,que confluyeron en la disertación:De sacramentele heilseconomie y en el afortunado texto "Cristo,sacramento del encuentro con Dios(1959).
    Nada mal para una higuera como decían algunos,una higuera que no solo dara frutos sino que estara por siempre,ya que el CV II es parte de su obra.Saludos

  • Comentario por roser Puig F 29.12.09 | 17:45

    De todas maneras, el tiempo lo dirá. Estoy dispuesta a rectificar mi opinión, si se demuestra que la involución eclesiástica ha servido para que los pobres dejen de ser tan numerosos y tan pobres respecto de los ricos, y estos deciden ser menos ricos y egoístas y más humanos. Sobre todo, si ello se produce por seguir el ejemplo de la Jerarquía eclesiástica. Entonces me esmeraré en pedirles perdón por haberlos criticado tanto. Un saludo cordiala todos/as.

  • Comentario por Roser Puig F 29.12.09 | 17:42

    Xabier, me parece muy oportuna la aportación de tu amigo (aunque he desistido de hacer el esfuerzo de leerla) habida cuenta de ciertos comentarios descalificadotes. Aunque personalmente no necesito que ningún cardenal me avale nada, solo por el hecho de ser cardenal, comprendo que, entre los de tu gremio, sea una opinión valiosa. El famoso “catecismo holandés” abrió fronteras a los católicos de a pie de entonces, digan lo que digan algunos, junto a la Gaudium et Spes (la cual considero como lo más grande que pudo aportar el concilio Vaticano II). Esos algunos miden la influencia del Espíritu Santo según el número de seminaristas de ciertos seminarios. No se molestan en analizar ni la localización de dichos centros, ni el porqué de la existencia de las organizaciones ultra conservadoras, ni el porque de la pobreza en el mundo. Dudo mucho que el Espíritu Santo se dedique a insuflar de forma tan superficial. De todas maneras, el tiempo lo dirá. -sigue-

  • Comentario por Roser Puig F 29.12.09 | 17:12

    ¡Cuanta razón tienes en lo que dices Justi.Arcoiris! todos pasamos por etapas en la vida. Lo malo es cuando, no solo nos apoltronamos, sino que intentamos por todos los medios evitar que los demás sigan adelante. Se por experiencia lo difícil que resulta el camino cuando te das cuenta de que los demás se han quedado atrás y tu no quieres dejar de seguir caminando. O te estancas, o te ves en la tesitura de caminar en soledad. Sin embargo, si nos fijamos bien, el camino no está tan solitario como nos parece. Otros /as lo están recorriendo. Claro que no siempre son aquellos más queridos por nosotros y que desearíamos tener siempre como compañeros/as de camino. Tampoco podemos evitar que decidan recorrer el camino en otra dirección distinta a la nuestra. Sigue derramando luz, amiga mía y no temas. Tal vez, al volver de cualquier recodo, encontremos de nuevo a los seres amados. Si, la respuesta está siempre en el Viento.

  • Comentario por BENJAMIN 29.12.09 | 16:51

    MUCHAS MUCHAS GRACIAS XABIER PIKAZA

  • Comentario por benjamin 29.12.09 | 16:49

    MUCHAS , MUCHAS GRACIAS XAVIER.

  • Comentario por jsuti.arcoiris 29.12.09 | 12:10

    ..sigue justi)
    aquí ...justo aquí ..es donde mides tus fuerzas ,calibras ...¿qué decides ?¿engañarte ,acomodarte ser politica y religiosamente correcto ? ¿buscar un lugar al laito de los que estuvieron contigo ? ¿seguir ,VIVIENDO TU PROPIO RIESGO ...SABIENDO QUE NO ENCAJAS NI ENCAJARÁS EN LA TORRE ....DE DONDE SEGURAMENTE EN LA PRÓXIMA FIESTA POPULAR TE ARROJEN DESDE EL CAMPANARIO ,PARA DISFRUTE Y REGOCIJO DE LOS QUE ESPERAN TU CAIDA ?
    LA RESPUESTA ...AMIGOS ...ESTÁ SIEMPRE EN EL VIENTO .

  • Comentario por justi.arcoiris 29.12.09 | 12:01

    No tengo ojos ni cabeza para traducir "el italiano "j..ja..ja...pero si la suficiente edad como para saber que no solo los Teólogos "tienen estapas diferente de pensamiento ,a lo largo de su vida ..sencillamente es algo "adosado " al ser humano ...cuando eres joven "estás como una cabra ,en la cuerda floja de un equilibrio muy dificil de conservar ,las corrientes y aires nuevos te pueden llevar al abismo o caer en un valle confortable y acomodaticio
    Con el tiempo (no todos ) se va adquiriendo "el equilibrio interior ,las verdadera fortaleza ,parece que ya nada ni nadie ,te va a influir a cambiar a posicionar a "dar la vuelta a la chaqueta en cualquier momento ...posiblemente cuando se mete por alguna rendija ..el dinero ...el poder ...la gloria y resulta que ves con asombro ..como los que estaban contigo en mutua ayuda para no caer ....ESTAN CONTRA TI ..TE MIRA CON LUPA PARA VER SI YA RESBALAS DE UNA PU-TA VEZ ......aquí ...justo aquí ..es donde mides tus fuerzas ,calibras ...

  • Comentario por Iván 29.12.09 | 11:06

    "Los antiguos ya sabían que sólo se puede conservar lo que se cambia"

    ¡Qué gran verdad! Gracias por esta frase. Expresa de maravilla cuál es mi convicción. Lo entenderán los conservadores (Los de verdad, los que se preocupan inteligentemente por la tradición, sí, la caverna no, pero siempre ha sido así)

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