Columna de humo

Un altro finale per "L'amica geniale"

26.02.17 | 21:57. Archivado en Cuentos y relatos

Io e Lila siamo state amiche per tanti anni che non riesco a ricordare la nostra prima avventura ma, ne sono sicura, ne combinavamo di tutti i colori all’asilo, quel esiziale asilo che c’era nel nostro rione.

Purtroppo lei è stata sempre la coraggiosa, la brava, l’intelligente, la prima, quella delle idee. Io invece sono stata sempre l’amica fedele, il suo supporto, forse un po’ la serva, devo ammetterlo. Ci tenevo tanto alla sua amicizia che non me ne importava. Se qualcuno avesse voluto sapere dov’ero io gli sarebbe bastato cercare Lila. Fino a ieri.

E non solo durante la nostra infanzia. Ricordo ancora come dopo avere fatto finta di piangere, e con l’aiuto e l’influenza di Don Marcello, il prete del nostro rione, siamo riuscite ad andare insieme in città alle medie.

Abbiamo condiviso studi, professori (specialmente quello alto, grosso, con il naso all’insù, quello che, senza il mio intervento “affettuoso”, stava per bocciarla un mese prima), compiti, esami. E ragazzi. Ed amori. Anche quelli sinceri e profondi. E siamo sempre rimaste amiche. Fino a ieri, certo. Anche se io ho sempre avuto qualche dubbio sulle sue intenzioni l’ho tenuta sempre come il riferimento della mia vita, dei miei atteggiamenti, delle mie risposte alle grandi inquietudini della vita.

Comunque avrei dovuto rendermi conto prima. Se avessi avuto gli occhi aperti. Se fosse stata consapevole della realtà. Se avessi pensato ad avere la mia personalità. Se non avessi sempre voluto vivere la sua vita. Se non… Ma è troppo tardi per lamentarmi. Fortunatamente sono riuscita a ribellarmi ed a prendere le mie decisioni. La mia più importante decisione.

Dormivo. È quello che tutti fanno qui. Non c’è altro fuorché guardare la televisione per ore. Dormivo ed ho sognato quell’occasione in cui abbiamo conosciuto Piero e Paolo. “Andiamo oggi a incontrare i due apostoli?” mi chiedeva il venerdì quando studiavamo insieme all’università. E andavamo insieme. Piero era il fratello serio, consapevole, sempre impegnato a studiare e lavorare nella ditta familiare. A me piaceva, invece a lei piaceva Paolo, più furbo, più vanitoso, sempre più allegro. E sempre con una banconota in tasca. O due. Troppe.

Davvero ho sognato? Non avrei semplicemente ricordato quello che veramente accadde quel giorno? Più o meno un anno dopo averli conosciuti pensavamo di andare tutti e quattro a cena e poi in discoteca. Solo Piero è arrivato a trovarci, con mezz’ora di ritardo, sfogliando un elenco di scuse, la faccia bianca, gli occhi spalancati. La polizia aveva fermato Paolo per avere rubato gli stipendi nella ditta di loro padre. Sebbene in quel momento Pietro fosse il mio fidanzato Lila lo sposò un anno dopo.

Dormivo. Oppure credevo di dormire. Ma in quel momento mi sono resa conto che quello era ciò che era successo. Da sempre. Lei mi aveva rubato la vita. Lei aveva vissuto la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia giovinezza, la mia maturità. Perfino il mio matrimonio e la mia vita familiare. I miei figli, i miei sogni.

Io e Lila siamo state amiche per tanti anni che non riesco a ricordare la nostra prima avventura ma, ne sono sicura, ne combinavamo di tutti i colori all´asilo, in quel esiziale asilo che c’era nel nostro rione. Anche qui, nel ospizio. Fino a ieri, certo. Sebbene la polizia mi consideri colpevole non potranno fare nulla. Nei miei ottantasette sono felice, sono libera. Finalmente rido. Ho tanto da vivere.


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